Istituto di Demiurgologia

Il Segway Human Transporter

- – update a fondo pagina – -

poi dicono la bolla speculativa della new economy
“Steve Austin, astronauta, un uomo vivo per miracolo: signori, lo possiamo ricostruire. Abbiamo adeguate conoscenze tecnologiche.
Esiste attualmente la possibilità di creare il primo uomo bionico.”

(Intro da “L’uomo da sei milioni di dollari”)

In realtà la frase da mettere qua sopra sarebbe stata: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti” però non glielo voglio dare questo premio a quello str*nzo di Henry Ford, anche se in questo caso avrebbe ragione da vendere.

Dean Kamen, geniale inventore americano con la pecca di essere decisamente pazzo e completamente sradicato dal mondo reale ha avuto un paio d’anni fa la fortuna di fondare una start-up per la produzione e la commercializzazione di un apparecchio per la deambulazione meccanica detto perlappunto SHT, o Segway Human Transporter. Ho scritto “apparecchio per la deambulazione meccanica” perché non mi veniva in mente niente di particolarmente elegante per descrivere questo:

Il Segway è un trespolo decisamente meno elegante di una bicicletta, ma comunque decisamente più elegante di una Fiat Multipla (fonte: segway.com)

Il Segway è un trespolo decisamente meno elegante di una bicicletta, ma comunque decisamente più elegante di una Fiat Multipla (fonte: segway.com)

Dalla bocca del suo sciagurato inventore sono tra l’altro uscite le seguenti parole: “Sarà un a rivoluzione per il trasporto di massa”. Io personalmente odio di cuore tutti quelli che hanno la supponenza di credersi rivoluzionari in modo così aprioristico. Voglio dire, Marconi quando per la prima volta telegrafò senza fili la lettera “S”non si attardò a presagire a voce alta la futura venuta di Radio Deejay; allo stesso modo Gottlieb Daimler non blaterò ai quattro venti la sua genialità quand’ebbe brevettato il primo efficiente motore a scoppio che tuttora ha l’onore di inquinare questo globo; al contrario Neil Armstrong ebbe a dire la famosa frase del piccolo passo per l’uomo ed infatti avete tutti le prove del gran sollievo per l’umanità scaturito da quel gesto.

Il buon Kamen, tuttavia, aveva gli dèi a favore quando nel dicembre 2001 svelò al pubblico americano il mistero di cui tutti gli adepti della new economy e tutti i geeks del continente stavano vociferando da mesi. Non solo mostrò la figacceria del SHT, sul cui nome lasciamo al lettore il compito di mettere una I al posto giusto, ma ha anche profetizzato che entro i primi due anni di attività il mondo intero sarebbe stato soggiogato dal rivoluzionario attrezzo.
Roba che neanche il famoso topo da laboratorio dell’altrettanto famoso cartone Warner.
Adesso gli dèi lo guardano con fare molto più normale, almeno da quando è iniziata la spirale della crisi della segway dettata da megalomania, incapacità di presagire lo sviluppo del mercato nel medio termine, non corrisposta speranza nelle magnifiche sorti e progressive, ed anche una certa dose di sfiga.

Cosa sia il SHT è presto detto: il più straordinario concentrato di tecnologia inutile che sia mai stato assemblato. Non esistono paragoni efficaci nell’ambito della produzione di elettronica di massa, ma neanche nell’intera storia della tecnologia. Per bilanciare il fruitore del passeggino elettrico, che non dimentichiamolo è in equilibrio instabile sull’asse di due ruote, il geniaccio statunitense ha dovuto inserire una tale schiera di componenti sofisticati da far rabbrividire un missile Cruise, la quale schiera tra le altre cose comprende cinque giroscopi di stato solido, due inclinometri elettrolitici, due motori con magnete al neodimio da 2cv nominali, doppio calcolatore capace di eseguire oltre 20000 operazioni/secondo, due pacchi di batterie al NiMH da 72 volt, chiave di accesso a cifratura 128 bit e gomme con mescola al silicio. Dannazione, hanno messo silicio pure nelle gomme ‘sti dischettari.

E’ l’equivalente di 10 computer, dicono dalla casa produttrice. Machissenefrega, io quando pedalo sono meglio di Deep Blue: riesco a pensare alle belle cose del mondo, a pedalare ed anche a fischiettare un brano pop del momento, mentre quello scatolone nero non sa fare altro che battere Kasparov agli scacchi.
Bella storia.

Altra storia è invece il fatto che tutto il ciarpame che il segway porta seco faccia ammontare il peso totale a vuoto del mezzo a 36 kg, quando una bicicletta ne pesa al massimo la metà, e infatti non vi vedo pimpanti all’idea di scarrozzarvi un peso pari a quello di un bambino di dieci anni per km se la batteria del vostro segway si esaurisce.
Ma c’è di più, e decisamente molto più divertente.

Il segway -sempre a differenza di una bicicletta- consuma energia elettrica per ricaricarsi e non può circolare per la pubblica via, anche perché la sua velocità massima (circa 20 km/h) lo rende troppo lento per affrontare il traffico automobilistico, ma troppo veloce al contempo per poter seminare panico e raccapriccio lungo i marciapiedi.
Inoltre costa come un organo umano qualsiasi al mercato nero, circa 4200 euro (o 4900 dollari) il che lo rende appetibile, alla pari dell’organo, per tutta una schiera di agiati lardosi che guai a camminare o pedalare per muoversi, le stesse persone che vedete parcheggiare le loro SUV nei posti più idioti possibili e disturbanti per una loro malcelata abitudine a voler parcheggiare a meno di 150 cm dal posto in cui devono andare.
E ancora: nonostante la fiducia intrinseca della definizione “sicurezza elettronica a 128 bit”, siete proprio sicuri di voler lasciare il vostro Segway da tre stipendi e mezzo di costo legato ad un palo come fosse un banalissimo ciclo?
Infine, la fatidica domanda: a che serve?

C’è da scommetterci che ci potranno essere frotte di esaltati dalle nuove tecnologie pronti a sbavare per questa ennesima trovata che deve rivoluzionare il mondo ed invece credo sia già qualcosa se non porterà inventore ed investitori a mendicare sotto i ponti. Sono poi gli stessi che trovavano “rivoluzionari” i registratori per cassette Stereo-8, i videoregistratori Video2000 ed i lettori di VideoDisc.
Poi uno dice che gli criticano l’atmosfera falsa e gonfiata del primo boom della new economy.

update: Jimi Heselden, facoltoso imprenditore inglese, nel dicembre del 2009 rileva la Segway  con l’intento “di rendere questo mezzo alla portata di tutti”. Il 26 settembre 2010 viene trovato morto sul letto del fiume Wharfe, a pochi metri di distanza il suo Segway X2 Adventure. Forse questa sua mossa non darà quello slancio alle vendite che si era prefissato. Sfiga.

Comments
  1. pugacioff

    4 anni ago

    ce li avevano gli sbirri alla stazione di bologna – presto abbandonati. chissà dove sono adesso.

    in ogni caso mi permetto di citare l’antica opinione di maddox “bam! third wheel”

  2. Lepronte

    4 anni ago

    Il Demiurgo analizzò in profondità il perché del Segway come risposta ad un “Il Demiurgo risponde” (o era “Chiedi al Demiurgo”?) di qualche tempo fa (parecchiotti direi). Era geniale.