Istituto di Demiurgologia

Dal dimenticatoio: Masinelli e Pilucco.

Quando si pensa alla musica delle origini, o al limite alla musica folcloristica delle nostre parti, è gioco facile pensare a Secondo Casadei (Sant’Angelo di Gatteo 1906, Forlimpopoli 1971). Casadei, forse il primo ad aver capito che con un mix sapiente di nostalgia per un passato mitizzato e di oculatezza commerciale si poteva diventare famosi e farsi una vita, è noto a mezzo mondo per Romagna Mia ed altri successi simili. Pochi invece conoscono gli altri pesonaggi romagnoli, metà alchimisti, metà cialtroni che almeno un paio di decenni prima di Casadei hanno composto pagine eloquenti (anche se non sempre edificanti) di musica locale.

Gaspare Antonio Masinelli (Rimini 1882, Bologna 1959) e Girolamo Pilucco (Ravenna 1885, Ravenna 1961) sono stati due di questi, attivi dal primo dopoguerra ai primi anni Cinquanta del XX secolo, artisti a modo loro, incapaci di lasciare una traccia riconoscibile dalle masse, eppure, e forse per questo, degni della memoria.

Pilucco e Masinelli, 1948.

Masinelli e Pilucco in una rarissima foto di fine anni Quaranta.

Masinelli, figlio della borghesia medio-alta, nato in quella Rimini che a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo si stava trasformando da addormentato paese di pescatori a fabbrica della cultura balneare, era stato inviato dal padre presso il locale collegio dei gesuiti. Di lui ci si aspettava un avvenire da letterato, forse da legale, forse da medico, ma a quanto si sa il suo carattere intemperante e la sua scarsa propensione per lo studio gli avevano fatto prendere strade significativamente diverse; tanto che dopo l’espulsione (1895) dal collegio lo si ritrova arruolato nella fanteria dell’esercito italiano.

La speranza di un pasto caldo era invece la motivazione principale che aveva spinto all’arruolamento il Pilucco, figlio di pescatori poverissimi di Porto Corsini, l’unico dei suoi 6 fratelli a raggiungere la maggiore età. Dell’infanzia di quest’ultimo non si sa praticamente nulla, ma sono più che intuibili gli incredibili rigori e le pesanti conseguenze fisiche di un’infanzia disagiatissima.

I due si conobbero in una situazione altrettando rigida e dolorosa: durante la battaglia di Monte Nero, nella Seconda battaglia dell’Isonzo, durante il primo conflitto mondiale. L’amicizia, cementata durante difficilissime notti in trincea durante le quali la paura di non superare il giorno successivo era sempre palpabile, durerà il resto delle loro vite.

Giunti miracolosamente vivi alla fine del conflitto, i due tardarono a tornare alle loro città natali, vivendo probabilmente di espedienti ed imparando a suonare musica in modo poco ortodosso ma efficace: le loro prime esperienze musicali erano dettate più dal concreto bisogno di racimolare qualche lira o un pasto caldo più che da una vera urgenza artistica; ma lentamente nei due, che nel frattempo avevano creato una coppia fissa con Masinelli alla chitarra e Pilucco all’organetto, iniziava a prendere piede una passione che andava oltre il soddisfacimento delle pulsioni primarie.

Divenuto un duo itinerante per vaste aree del Nord Italia, fecero ritorno in Romagna nella seconda metà degli anni ’20. E’ di questo periodo la scarna produzione a noi giunta (la scarsità di fondi e l’intolleranza del regime alle produzioni vernacolari furono le cause principali della scarsissima pubblicazione di loro opere).

Nelle loro ballate pervenute fino a noi, che immaginiamo ripetute allo sfinimento in interminabili feste paesane, si percepiscono echi che valicano non solo le Dolomiti, ma approdano oltremanica, se non oltreoceano. Il loro brano “Lom a mezanott” (talora trascritta come “La Liturena”, in onore di un popolare mezzo di trasporto dell’epoca), del 1927, risulta incredibilmente simile ad un traditional del folk nordamericano, “The Midnight Special”. La data di pubblicazione, che è posteriore alla prima incisione (1926, “Pistol Pete’s Midnight Special” da Dave “Pistol Pete” Cutrell, OKeh) ma di molto anteriore alla famosissima interpretazione di Leadbelly (1934, prigione di Angola, per John Lomax) lascia aperto il mistero.

Del duo si ricordano un paio di tresconi, “Triscon de pestapevar” (circa 1930) e “Corsa de Triscon” (primi anni ’30) e numerose altre ballate, la cui fama effimera fu spazzata via dal secondo conflitto mondiale e, dopo questo, dal tramonto della musica folcloristica locale.

I due non ebbero mai la possibilità, o la voglia, di incidere, né l’opportunità di conoscere Lomax figlio, che nella prima metà degli anni Cinquanta perlustrò l’Italia con un Ampex 602 alla ricerca dei suoni del folclore e della tradizione locale. Masinelli morì solo e povero nel 1959 in un pensionato per indigenti di Bologna; Pilucco, che negli ultimi anni della vita aveva anche subito condanne penali per vari reati, morì a Ravenna pochi mesi dopo essere stato scarcerato per motivi di salute, nel 1961. Pochi anni prima (1954) era riesplosa la “moda” del folk in Romagna, senza che nessuno dei due potesse beneficiarne in alcun modo.