Istituto di Demiurgologia

L’iPod di mia nonna.

Non so se lo sapete ma mia nonna è una grande consumatrice di radiofonia; ascolta anche radio nk, purchè gli prepari il lettore mp3 con la puntata dentro. La signora ha ottantasette anni e, comprensibilmente, non è in grado di utilizzare lo strumento del feed per ascoltarci. La sto comunque preparando al grande passo mostrandole ogni tanto le gesta della nonna di Joe Natta, in attesa che anche lei ci degni di comparire e bestemmiare un qualche essere superiore a caso. Quando non ascolta radio nk, comunque, mia nonna gradisce anche la radio via etere, anche se ne lamenta la vacuità di certa programmazione top 40, e va spesso alla ricerca di talk radio. Fondamentalmente, i gusti radiofonici di mia nonna sono anche i miei, e questo un po’ mi spaventa, ma questo articolo non nasce per discutere i gusti di mia nonna, ma quelli delle orecchie di chi ci ascolta.
Siccome mia nonna non ha un debole per l’hi-tech, recentemente le ho comprato un oggetto che credo abbia appeal solo agli ultraottantenni e a chi tecnologicamente è fermo al 1964: una radio a transistor.
Ricordo ai meno adusi che la prima radio a transistor è del 1954, si chiamava Regency TR-1 e costava in proporzione quanto costa un iPod oggi. Per tutti gli anni ’60 e ’70 la radio a transistor era sinonimo di audio portatile, prima dell’avvento dei boombox e, poi, dei dispositivi a memoria di massa.

philips ae1530

Il transistor di mia nonna è un oggetto che, visivamente, non ha nulla da invidiare ad un iPod. I suoi punti di forza rispetto all’iPod sono i seguenti: utilizza due batterie stilo AAA non incluse; volendo, possono essere acquistate due batterie ricaricabili di qualsiasi marca, ricaricabili, per un paio di euri, che garantiscono anni di ascolto; consente la ricezione AM/FM; ha l’altoparlante esterno incluso, non necessita di un software specifico per funzionare, e costa 11 euro, grosso modo 1/20 del dispositivo della nota casa di Cupertino. Gli svantaggi rispetto agli iPod sono che non legge gli mp3, non legge video/immagini compresse, non ha i giochi, ed è mono.
Per 11 euro, mi pare un buon compromesso.
La cosa che strabilia invece è la resa acustica. L’altoparlante interno, che è grande poco più di un cicalino, produce evidentemente un suono piatto ed acuto, un po’ come qualsiasi radio di quel tipo; tuttavia suona con una potenza da essere udibile almeno in tutto il piano di un appartamento. Con un paio di auricolari, invece, è una cosa incredibile, ed ha potenza da non sfigurare neanche se collegata alle mie sennheiser HD530 “ufficiali” (cosa impossibile con qualsiasi altro dispositivo digitale a mia disposizione, pc incluso).

Ho accluso un file mp3 catturato collegando questa radiolina all’ingresso di linea del computer (ovviamente la selezione musicale è stata dettata dal caso); questo è il file.
Questo mi ha fatto riflettere un po’ su quella che sia la qualità di base dell’audio nei dispositivi consumer, che un tempo era sostanzialmente “ciò che faceva la differenza” tra prodotti scrausi e prodotti validi, e che adesso è stata clamorosamente portata ad un livello standard più che discreto (se non eccellente) in tutti gli apparecchi, mentre per aumentare l’immagine ci si concentra su aspetti più marginali dell’ascolto, quando non estranei all’ascolto stesso (ad es. visualizzare informazioni visuali durante l’ascolto). Non sto ovviamente invitandovi a buttare i vostri lettori multimediali ed a ritornare alla radiolina di mia nonna, ma non è banale notare che la totale sostituzione dell’apparenza con la qualità sia alla base dell’imbarbarimento della percezione uditiva che è già iniziata, e da parecchio (qui ci starebbe anche un discorso sulla compressione alla base della loudness war, ben testimoniata dal file sopracitato, che lascieremo ad altri tempi).

*nota: il file non è stato elaborato in alcun modo salvo la sfumatura del volume all’inizio ed alla fine ed alla compressione in mp3 160 kbps CBR con il noto LAME.