Istituto di Demiurgologia

Il Capodanno Perfetto (signo’ c’è crisi).

Quest’anno ho realizzato il sogno di ogni misantropo. Il Capodanno Perfetto.
Nessuno carloconti, nessuno spumanta, nessuno petarda, nessuno trenino, nessuno discosamba, nessuno festeggia, nessuno fila stelle, nessuno coriandola, nessuno karaoke, nessuno zampona, nessuno lenticchia, nessuno allegrezza, nessuno bombacarta, nessuno fumogéna, nessuno retroconta, nessuno allo stadio, nessuno bagarino, nessuno realizza, nessuno fluidifìca: nobody at the stadium.

Il cenone si è svolto rigorosamente in solitudine alle ore 20.00, senza apparecchiare la tavola, senza che fosse stappato alcun alcolico di sorta; per definizione doveva comprendere solo due ingredienti dei quali solo uno poteva essere cotto. Ho optato per due uova sbattute, avendo cura di non impreziosire la preparazione con altro ingrediente che non fossero le uova stesse, concedendomi solo un filo d’olio ed un pizzico di sale.
Ho accompagnato le uova con una monoporzione di 140 g di ceci precotti (140 g intendendosi il peso sgocciolato) che essendo già salati non abbisognavano di altro condimento. Mi sono limitato a sciacquarli abbondantemente sotto acqua corrente fredda per rimuovere con cura quella broda infame di conservanti presente nel tetrapak.

L'immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto.

L’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto.

Riconosco che la quantità di ceci era un po’ superiore al mio fabbisogno, ma per le ricorrenze fondamentali è bene concedersi qualche lusso, stando attenti a non farsi prendere dalla crapula.
La cena è stata consumata in silenzio, con la dovuta calma per consentire una manducazione corretta del piattone di vivanda. Una ventina di minuti sono bastati. Mi sono concesso un bicchiere d’acqua.

Correttamente, la cena ha avuto fine entro le 20.30, per consentire una visione ponderata e non affrettata dell’altro fondamentale del Capodanno Perfetto:

O presidenci.

O presidenci.

il discorso del Presidente. Bignami dell’anno trascorso e presagio dell’anno che verrà. Joe Napolitano ha pronunciato la parola “crisi” una decina di volte, confermandomi che, a tutti gli effetti, c’è la crisi; a nulla poi è valso lo sforzo dell’ottimo Fabrizio Del Noce che, qualche ora dopo, s’è fatto riprendere sempre dalla Rai intento a tracannare Dom Perignon come non ci fosse un domani. C’è crisi dappertutto, dappertutto c’è crisi.