Pod::ologia

Pod::ologia #3: N.A.I.F.

Ritorna a gran voge POD::OLOGIA – Su ciò di cui non si può parlare si dovrebbe tacere

N.A.I.F. – Non Aspettatevi I Fenomeni

di e con Antonio Baruzzi e Claudio Molinari

Trasmissione che si preannunciava gravida di cose ed infatti poi le cose si sono sgravate, con i tempi ed i modi pattuiti. Ah nel frattempo ne approfittiamo per gli auguri generici alla figlia del wemma, che un anno fa era ancora in the pancione* e adesso no, no, adesso non più.
Dunque la puntata in questione è stata portata avanti dai noti baruzzi e molinari, pervenuti apposta in studio 1 e recanti mp3 genericamente off, di cui abbiamo fatto tesoro e diffusione. Tra le varie cose di cui si è parlato: i successi disco di Silvana Savorelli, la storia di Clem Sacco (da non confondere con quella di Tal Cavina) e l’epopea sonica dell’orchestra Visione Romagnola, che avrebbe dovuto chiamarsi Visione Notturna ma che così non è stato, anche perchè all’epoca non si era ancora pronti per l’emo.

Si è anche trovato il tempo per approntare un’ appreciation society per illustri dimenticati quali Johnny Mondo – di cui si è evocato il singolo “Yuri Gagarin”, dedicato per l’appunto al cosmonauta e non all’omonima via come avrebbero fatto gli Offlaga Disco Pax, Peter Cromo, di cui abbiamo parzialmente ascoltato “Ti Pentirai”, che a guardare bene si merita di posare le proprie natiche musicali nello stesso scranno che fu di Luca D’Ammonio, Ellyx Bellotti, Melampo, i 4M.

Momenti di autentica commozione all’ascolto di tracce oscure del passato del duo di selezionatori presenti: di Molinari, oltre che l’imperitura, sempiterna, colossale “Carocci” (di cui è anche stato fornito un quadro esegetico) si sono ascoltati pezzi come “Dai de gas” (dei Gazosa) e “L’ubriaco e la donna bidone”. Dal repertorio del Baruzzi invece sono emerse perle della discografia dei Locali di Oslo, autenticamente mirabili e dannate come solo un pezzo dei Locali di Oslo può essere.
Scene da urlo per “Mi piacciono le pecore” e per “Uh discoteca chia*are”. Anche qui non c’è finzione, il disagio è autentico.

Non perdetevi il finale, dopo la sigla, con Quei bravi ragazzi che ci recitano le immortali parole:
Piccola wicca, dimmi qual’è il tuo segreto
Piccola wicca, che cosa nascondi nel cuore.

CAVEAT: ci sono sia un po’ di romagnolismo spinto che potrebbe urtare la sensibilità dei diversamente romagnoli, sia un po’ di chiacchiera futile che potrebbe urtare la sensibilità dei diversamente indaffarati, un po’ di turpiloquio che potrebbe urtare la sensibilità dei diversamente intelligenti e c’era anche il wemma, che urta perchè è un personaggio scomodo.

* altri invece li trovate spesso in the panchine