Istituto di Demiurgologia

The Beef Jerky XPerience.

Quando un uomo inizia a delinquere, è difficile fermarlo. Poco più di un mese fa avevo dato fondo alla scatoletta di SPAM (mi fa ridere un casino che il famosissimo video dei monty python sulla SPAM sia stato tradotto anche in italiano, laddove SPAM è diventata spalmella! – lo notava qualcuno su asphalto.org). I risultati erano stati ben documentati nell’articolo The SPAM Xperience.

Precipitato in un gorgo di cibo di dubbia provenienza come neanche il wemma quella volta all’emporio di samarcanda, ho abusato con inclemenza del noto eBay che mi ha condotto per la strada della perdizione, laddove ho incontrato il mio nuovo avversario. Carne di manzo essiccata.
Per la modica somma di 2,50 + spese di spedizione, cioè per un totale che rasenta il costo di un biglietto al cinema, mi sono procurato un pacchetto di beef jerky originale statunitense. (Jerky mi si fa notare non da jerk=coglione ma dal quechua Charqui, “seccare col fuoco”). Coglione invece un po’ io, ma vabbè.

Trovo che il telefono Western Electric 2500 sia uno sfondo ideale.

Perdonatemi la qualità delle immagini ma la mia webcam è ancora quella che davano in regalo col Dixan nell’89. Quello raffigurato è un pacchetto da 25 grammi di Oh Boy! Oberto Natural Style Low Fat Original Beef Jerky. Permettetemi innanzitutto di dire che è il nome di prodotto più lungo ed inutilmente magniloquente che abbia mai sentito.
Permettetemi anche di dire che la marca è proprio Oh Boy! Oberto. Col punto esclamativo. Un po’ come se da noi fosse “Oh cazzo! Barilla”. La ditta Oberto è di Seattle, una città che mi piace perchè è un po’ come noialtri, fredda e casinara. Lo slogan di Oberto è: EAT LIKE AN ALPHA (cioè, mangia come un maschio alfa, come un capobranco). Che cosa cazzuta.

Eat like an alpha. Che slogan cazzuto.

Improvvisamente non ero più un nerd sovrappeso e sfigatello che s’apprestava a mangiare schifezze secche sotto sale. Ero un maschio alfa, ero un cazzo di capobranco che anzichè mangiare biscottini col 30% in meno di grassi decideva di masticare duro un cibo adulto e virile come la carne di manzo essiccata.
Ah che bei tempi quando l’uomo era davvero uomo! Cacciava con il bastone, mangiava carne seccata al sole, dormiva in pelli di animale e moriva a 25 anni.
Mentre nella mia testa risuonavano ancora le grandi parole: “Live Fast, Die Young!” ed anche le piccole parole del mio curante: “Non trascurare l’ipertensione!”, davo un’occhiata più inquisitoria al sacchetto, cosa che non avevo fatto con la SPAM (e mal me ne incolse, visto che ad esempio la mangiai scaduta da circa un anno).

Proprio il genere di bollini che rassicurano.

Prima di tutto in basso a destra campeggia un bollino che dovrebbe rassicurare, il quale mi ricorda che il dipartimento dell’agricoltura ha ispezionato ed approvato il tutto. Il che è un po’ come se comprassi una mozzarella di bufala e ci fosse un bollino “Controllato dai NAS”. Non proprio la cosa più rassicurante del mondo. La ditta Oberto, anzi Oh Boy! Oberto è una sussidiaria e controllata del gruppo Frito-Lay, una multinazionale cattiva dedita al solo smercio di snack fritti o simili.

Manzo americano?

La homepage della ditta mostra una certa inclinazione al colore verde, che incidentalmente è il colore della natura ed anche il colore dell’olio esausto (ma il Grande Panificatore una volta mi disse che finchè l’olio per cuocere i bomboloni è verde è ok, quando diventa marrone scuro invece no). La busta ha una finestrella trasparente dalla quale si intravedono sfilacci di manzo. La scritta, che dovrebbe infondermi un senso patriottico, non mi tranquillizza. Ho visto già troppi barattoli di pomodori “100% italiani” che se così fosse tutto il belpaese sarebbe una sterminata coltivazione di pummarole. Ed infatti.

Disgustorama.

A parte la presenza poco invitante di destrosio, proteine vegetali, melasso, antiossidanti, coloranti eccetera c’è questa scritta “contiene carne dal brasile” che dice e non dice. Potrebbe essere un po’, potrebbe essere il 50%, potrebbe essere ogni singolo milligrammo di carne della ditta Oh Boy! Oberto a provenire dal Brasile. Ora scorrono potenti in me immagini di deforestazione dell’Amazzonia, di indios cacciati a saccagnate per fare posto al pascolo, ed improvvisamente il mio essere maschio alfa comincia ad assumere contorni meno rassicuranti, più facisti, più imperialisti di quanto fossi disposto ad accettare.
Ad esso s’aggiunge un’altra scoperta abbastanza inquietante.

Non è sale. Non è salsa.

All’interno del sacchetto scopro un altro sacchettino bianco, indicato in foto. Non è sale, non è salsa. Apro il sacchetto. Poi vi dico l’odore. Il sacchettino bianco è prodotto dalla desiccare,inc. , una società che, come lascia intendere il nome poco fantasioso, produce dispositivi industriali anti-umidità. Spero che anche voi stiate pensando a quello che pensavo io: gel di silice. Quei sacchettini minuscoli che si trovano nelle scatole di scarpe, negli attrezzi elettronici, nelle cose non alimentari che temono l’umidità insomma. Per fortuna no. Sono piccolissime sfere di ferro arrugginite, che hanno il compito di rimuovere l’ossigeno (ossidandosi per l’appunto) dall’atmosfera del sacchetto.

Ok vabbè, dai, ho capito che qui non bisogna girarci troppo attorno. Vado di olfatto e mi preparo all’assaggio.

Da ya think I'm chunky?

All’apertura del sacchetto, sono investito da un’odore dolciastro e salmastro che non promette nulla di buono. I pezzetti di carne hanno il colore della carne guasta, o se vogliamo hanno il colore della pelle di certe mummie egizie che ho visto da piccolo nel museo egizio di Torino. La consistenza è estremamente solida, gommosa tendente al secco, come certe liqurizie un po’ vecchie che sono state troppo esposte all’aria.
La prima cosa a cui penso è: i vegani alla fine un po’ di ragione ce l’hanno. Questi qua hanno allevato un bove in Brasile, deforestando probabilmente un’area grande come il mio comune, per allevare sti manzi, ucciderli in situ, scarnificarli, estrarne cascami, seccarli con chissà che metodi, spedirli negli Stati Uniti, laddove poi sono stati inseriti in un packaging degno, sigillati con una bustina di ferro antiossidante, poi da lì in Italia al grossista e dal grossista in Italia a casa mia con un postacelere. Assolutamente non il metodo più eco-compatibile per mangiare carne.
E poi l’odore. Altro che maschio alfa. E’ dolce che neanche un bagnoschiuma alla vaniglia dell’ultimo effemminatone che guida una Yaris ed ascolta gli Scissor Sisters (incidentalmente non guido una Yaris e non ascolto gli Scissor Sisters, nonostante quello che pensa il Wemma).
Al palato si apprezzano meglio, se così vogliamo dire, alla distanza. Al primo momento ciò che vince è il sale. Sale, sale, sale e fa male, male, male. Dio santo, questo boccone dà lo stesso effetto di ciucciarsi un dado da brodo. Poi via via il salato scema e viene via un certo sapore affumicaticcio, ma non come l’affumicato dello speck o della scamorza affumicata. E’ più tipo il rogo di una stalla piena di animali vivi, o una pira sul Gange. Mastica mastica mastica, anche quest’orrendo sapore chimico di affumicato cala, e rimane solo una cosa stoppacciosa e secca, che bisogna masticare e rimasticare a lungo ancora perchè sia deglutibile. Fortuna vuole che alcuni bocconi siano più sfilacciati già di suo.

Oh adesso che ho fatto la mia parte e mi sono dimostrato un vero uomo fatemi correre di là ad ascoltarmi l’ultimo degli Scissor Sisters. E a vomitare.