Istituto di Demiurgologia

The life and times of Demiurgo, 2013.

Dietro specifica richiesta del PRNKFC, questa è una selezione parziale dei rants del Demiurgo sul web sociale (2013).
Grandi consigli umani, pagine di vita vissuta, riflessioni sulle cose e sulla gente. Roba del genere.

sull’umilté:
così come non tutti gli ingegneri debbono per forza progettare nuove astronavi per viaggi interstellari, neanche tutti i medici debbono per forza essere i pionieri di soncazzo io, rassegnatevi, c’è anche chi si deve accontentare di curare un’appendicite a lugo di romagna, lavorando con merito ed abnegazione anche senza salvare il mondo ogni giorno; perchè adesso c’è sta cosa delle eccellenze, ah questa clinica d’eccellenza, le eccellenze italiane, ma che cacchio, sì, magari ci devono essere quei tre ospedali dove fanno i trapianti d’avanguardia, ma di trapianti che poi pubblicano su lancet non ce n’è uno al giorno, invece di vecchi che cadono in bagno sì, ed anche più d’uno, e devi curarli con rispetto, non con quello scazzo di quello che ah sognavo d’ essere christiaan barnard e invece sono qui a suturare una nonna.

cose giuste da dire al momento giusto:
dovrei fare una comparsata in un posto dove non mi si attende, e, se qualcuno mi domanda ‘cosa ci fai qui’, rispondere ‘sono venuto a portare un po’ di poesia tra i tuoi gesti quotidiani

innamorarsi di una svampitella:
sulla carta le svampitelle sono una figata perchè c’hanno questa cosa del fanciullino e ridono sempre, però poi all’atto pratico fanno un casino, rompono le cose, vogliono sempre guardare hello spank, ti rigano la portiera dell’auto perchè proprio non l’avevo visto quel tir e, se cucinano, cucinano solo delle cose zuccherose e coloratissime; che voglio dire, allora tanto vale che mi compri una giara di m&m’s. quindi, alla fine, no.

crescere:
cari utenti di Facebook che solete portare alla mia attenzione le vostre disperate storie d’amore ed in generale i vostri affanni per cose facilmente risolvibili con il denaro, il buonsenso, il ragionamento o la pazienza, mi esortate a reagire in modo severo ma giusto con questo augurio: BUONDIO, CRESCI

quando le nozioni base della fisica tecnica tornano utili, all’improvviso:
potrebbe capitare che voi foste ingegneri ed aveste seguito un corso di fisica tennica, magari appassionandovi alla psicrometria; potrebbe capitare anche che vi doveste trovare per un giuoco del destino a condividere una stanza fornita di un’unità trattamento aria con una ragazza che non vi lascia indifferenti. Qualora la sventurata dovesse svegliarsi madida nel profondo della notte, lamentando con ogni parola a sua disposizione il disagio termoigrometrico che sta provando, esortatela a metter mano ai comandi della summenzionata U.T.A. e fatele portare il selettore di portata alla minima portata d’aria ed il selettore termostatico a 24°. Potrebbe darsi che costei, poi, non sia paga dei vostri consigli e vi accusi di stregoneria, o peggio ancora che le stiate raccontando una fòla; in tal caso non blanditela, ma ammonitela seccamente con un TACI PERDIO, TACI CHE CONOSCO LE LEGGI DEL MONDO E TE NE STO FACENDO DONO. Molto probabilmente sfumerà rapidamente ogni possibilità di coito torrido, ma voi ben sapete che prendere una bella ragazza con la scusa del ‘tanto si suda comunque’ è un gesto infame e soprattutto irrispettoso delle leggi fisiche, tanto più che alla fine potrete dormire sonni solidi e ristoratori, ben certi del gesto nobilissimo che avete appena compiuto, ossia termoregolare un vano ad uso abitativo salvando contemporaneamente la reputazione di una donna, secondo virtute e canoscenza, o voi che potete.

borseggiare:
borseggiare è la forma più nobile e pura di crowdfunding.

frasi un po’ così, all’atto pratico:
era andato tutto bene finché lei non s’è messa ad urlare SI’, RENDIMI DONNA.

rincasare:
rincasare scoprendo con orrore che ti sono entrati i lardi in casa.

Sergio:
signor Sergio de Gregorio, m’è capitato di leggere sulla wikipedia la tua biografia e volevo commentarla. Sei venuto su DC, poi sei passato al PSI, poi a Forza Italia, poi al movimento Italiani nel Mondo, poi alla DC di Rotondi, poi all’Italia dei Valori, poi al PDL fino a quest’anno, allorquando sei uscito dall’ovattata sicurezza dell’Aula. Hai fatto il giornalista, il direttore di una certa stampa discussa, il portaborse a Strasburgo, il faccendiere, il senatore, il prestanome. Sei stato indagato per i reati di riciclaggio e favoreggiamento della camorra, corruzione, concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio, appropriazione indebita, truffa e false fatturazioni. Avevi due container stoccati al porto di Napoli pieni di documenti che ti sono stati sequestrati solo dopo la decadenza dalla carica di senatore, e che sarei curioso di adocchiare. Oggi leggo che hai patteggiato un anno ed otto mesi in un processo che ti vedeva rinviato a giudizio per il reato di corruzione, concernente la presunta compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi nel 2008. Hai dichiarato di avere ricevuto soldi «finalizzati a ribaltare il governo Prodi nell’ambito della guerra santa definita dallo stesso Silvio Berlusconi, “Operazione libertà”». Operazione libertà. In tutti questi anni, dopo che avevi probabilmente accettato più di 2 milioni di euris per cambiare sponda politica, sei permasto bello tranquillone in Senato, dove neanche un minimo dubbio sulla liceità morale della tua condotta, immagino, t’abbia mai scalfito. Sergio tu stai ai domiciliari perchè checché ne dica il tuo amico dell’Operazione Libertà, questo è un Paese deliziosamente garantista a livello penale e buonista a livello sociale. Per quanto mi riguarda sarà molto difficile che io e te ci si incontri da qualche parte, ma sappi che, casomai dovessi sentire la necessità impellente di svuotarmi completamente i bronchi addosso ad un volto umano, il tuo è uno che sta nella top five delle preferenze.

la Leopolda:
la Leopolda sembra uno di quei nomi eufemistici con cui la gente tipo Luciana Littizzetto chiama la fica.

Primarie:
ma te ci pensi magari vai su al seggio, cacci i due euris, voti #ciwati, poi vince Renzi, e Renzi con quei due euro ci offre un cappuccio a Diego Della Valle; e te li vedi trangugiare questo cappuccio ridendo con la bocca ancora piena di pastarelle, parlando di delocalizzare in Cina.

la notte rosa:
se io fossi nel marketing durante la notte rosa metterei dei tizi a dispensare campioncini di tantum rosa alle ragazze.

moby:
ma con una faccia così, se non fosse diventato dj, moby sarebbe stato perfetto per fare l’impiegato dell’ufficio qualità in un’industria specializzata nella fabbricazione di tubi per applicazioni oleodinamiche in provincia di pordenone.

train in vain:
la prima volta sono che sono andato a firenze ero con mia mamma, sarà stato tipo l’ottantasei, bellissimo, andammo in treno da russi, perchè all’epoca uno in treno da russi arrivava a firenze. adesso no, bisogna andare a bologna e poi prendere un frecciarossa, però vuoi mettere? sul frecciarossa non si respira quell’aria popolare dei treni normali, c’è un gusto più sofisticato; non c’è quell’aria da strapaese, da massaia rurale con le galline nella cesta, da studente spiantato che mangia un trancio bisunto di sfoglia, da milite in libera uscita con le foto della morosa nel borsello. laggente invece adesso usa i tablet, telefona a copenhagen ad un collega, si scambia notizie su come cucinare le cupcakes di merda mentre viaggia a 300 km/h impiegandoci ben 20 minuti in meno di quanto succedesse prima, con una linea costruita all’epoca di sonnino, in anni in cui un messaggio impiegava una trentina di giorni per andare da qui a nuova york.
progresso.

il postmoderno:
in una discussione peraltro seria con l’ottuma signorina Pomodoro ho scritto davvero “nell’ecumenismo culturale si fondano i pilastri del postmoderno, su cui noi abbiamo costruito la nostra casa di bambole automaton per ballarci il geghegé”, una frase per la quale lo stesso Alberto Camerini m’ha faxato congratulazioni.

animalari:
trentina circa di persone, probabilmente animalari, che avete augurato la morte ad una ragazza malata di malattie rare solo perchè costei s’è schierata a favore della sperimentazione animale, io vi compatisco perchè in fondo siete figli di un’ignoranza egoista, sorda ed oscurantista che nel corso della storia ha sempre rallentato il progresso, fortunatamente non riuscendo mai davvero a fermarlo. sappiate però che qualora doveste ammalarvi di una malattia anche curabile ma solo con prodotti frutto di sperimentazione animale, io vi curerei comunque, eventualmente saccagnandovi di botte qualora doveste opporvi al trattamento; e, una volta guariti, tornerei a battervi in modo doloroso ma senza lasciarvi segni permanenti, dicendovi che, per ogni papagno, da qualche parte del mondo un topolino da laboratorio viene salvato.

commesse sdegnosissime:
commesse sdegnosissime della feltrinelli, che mi guardate di traverso se compro un romanzo perchè che schifo, narrativa, e mi guardate di traverso se compro un saggio perchè scommetto che non capisci un cacchio e che lo compri solo per posa; ecco io vi immagino mentre copulate con un tizio fisicamente e mentalmente messo come giovanni lindo ferretti, mentre nell’aria risuona un fado di stocazzo, e già la mia giornata migliora

tizia dei fiori:
tizia tutta infagottata che prima dal fiorista sei entrata, hai comprato quindici rose motivando con “voglio fare una sorpresa al mio ragazzo quando si sveglia” e te ne sei andata tutta contentona di quel vago avvenir che in mente avevi; ecco, sappi che mi hai commosso.

lo sviluppo tennologico:
no ma non perchè ma voglio dire anch’io quando c’avevo 9 anni nell’ottantasei comprammo il vhs e buondio, avrò passato mezz’ora solo a infilare e far sputare sta cassetta per vedere il meccanismo in azione. cioè conosco cosa si prova. però poi ad una certa età ti frega cazzi di tutto, non ti emozioni, ecco toh ti regalo una bentley, sì dai carina magari domani ci faccio un giro se mi va. e mi regali uno smartphone lo lascio dentro la scatola, dico boh adesso non mi serve, magari se tra qualche anno mi tornasse utile forse. mi dici cosa vuoi che ti regali, vuoi un cd, vuoi un dvd, vuoi che ti regali un lettore mp3 e ti dico no ma lascia tanto non ascolto più la musica, non la guardo la tv, non compro libri, ecco magari se proprio devi, fammi una busta, o una bottiglia di stravecchio: sì ecco: whisky invecchiatissimo 30 anni tipo che l’hanno imbottato che io facevo la seconda elementare e c’era magari ancora il CAF. ecco così magari: me lo verso nel tumbler basso e lo annuso profondamente, ci sento il torbato; e penso a quanti anni ho buttato via sognando un multiprocessore più performante.

IT support:
“ah e non so perché ma da una settimana il pc mi va lento, potresti venire a darci un’occhiata?”
“uh ma volevo sapere -perdonami la franchezza- volevo sapere, davvero c’hai problemi di pc o è una scusa per scopare?”
“vergognati”
“ah ok allora vai su http://support.microsoft.com/?ln=it e segui le istruzioni”.

tizio al Mercatone:
un tizio dentro il Mercatone strepitava all’iphone “qua in Italia non c’è una merda di lavoro, io me ne torno a Miami”.

venerdì sera in città.
ma io pensavo che figata totale il venerdì in una metropoli, un ape alle sette nella zona dei vecchi magazzini trasformati in loft; alle dieci, dieciemmezza te ne vai in centro che c’è una rappresentazione di arte performativa del tuo amico lou in questa cosa che si chiama spazio espressivo y. allo spazio espressivo y incontri il tuo amico architetto che fa, dai, andiamo tutti all’aeroporto che torna gianni da bruxelles. (gianni è da mò che sta a bruxelles perchè lavora non so per quale progetto della UE) e allora andiamo a prendere gianni a mezzanotte e tre quarti, in mezzo agli sciroccati che rientrano da malé, e ci facciamo anche un panino e una nastro azzurro in aeroporto che fa un po’ trash quindi ok. alle quattro me ne vado da solo perchè arianna m’ha messaggiato dicendomi che si sente sola al divino amore, che non è un convento di clarisse, è una disco dalle parti del mare. non entro neanche, arianna arriva, sale su in auto vestita come uno schianto e dice che c’ha bisogno d’aria e di luce, allora facciamo una tirata fino alle scogliere, dove vediamo sorgere il sole di marzo, tutti infagottati ma felici. torni, porti arianna a casa, tanto arianna non te la dà però è una ragazza fragile e sincera e le vuoi bene. vai a casa, ti fai una spremuta, prendi un’aspirina, e vai a letto aspettando che arrivi il grande sabato sera.
ma poi ho pensato no, la gente che sta in città se ne sta chiusa in casa perchè è un bordello girare, è pieno di humanité; se ne stanno in casa a guardare nat geo channel, che poi che cazzo chiamate national geographic una cosa che non fa altro che trasmettere docufiction di grassoni che dimagriscono. dove cazzo sta la geografia, dico io.
e allora niente, ho deciso che resto in campagna con i miei odori delle porcilaie.

tizio al self:
tizio che sei arrivato al self service e c’hai messo 5 euro di v-power (pari a circa 2,4 litri). non so quanto ti porteranno lontano ma spero che ti ci portino più velocemente che a me.

donna cazzuta:
donna cazzuta, vestita solo con un top, un paio di pantaloni bracaloni con le tasche e le havaianas, che martedì eri in fila davanti a me alla coop, mi sei piaciuta. Hai comprato solo un tubo di silicone sigillante, un rotolo di nastro americano e quattro litri di olio per motori, pagando cash. Dio solo sa quanto ho pensato al tipo di rapporto di coppia che ami intrattenere.

la mia principessina:
ti svegli sulle nove. stai ancora venti minuti a letto. il rumore della risacca. ti alzi. stai in bagno altri venti minuti. fumi. fai colazone con calma, ti fai il pane tostato, ti fai la spremuta, ti fai un caffè. il sole filtra dalle persiane. altra paglia. vai in veranda e guardi un po’ il mare da lontano. leggi un po’. mezzo pisolino all’ombra. ti vesti. si fa l’una e mezza. vai a pranzo da amici che stanno 200 metri da casa tua. parli un po’. vai a casa. leggi un altro po’. guardi un po’ internet. alle quattro vai a farti un giro in spiaggia, quando c’è già meno gente. arrivano i tuoi amici. aperitivo leggero. mangi due cose. fumi. torni a casa sulle otto e mezza. ti bevi un’altra birra gelata. stai un’ora in penombra a guardare l’orizzonte. vai dentro. leggi un altro po’. ultima paglia della giornata. nanna. poi mi scrivi “eh ma beato te che c’hai le giornate così movimentate”. e allora vaffanculo.

amico di Enel Energia:
amico di Enel Energia che sei venuto a propormi di pessona un contratto totale di fornitura luge+gaz; tu sei entrato in grisaglia, camicia bianca e cravatta rosa con un nodo complicato; io ti ho accolto in casa mia in braghe corte del mercatone, tshirt stropicciata e infradito. da questo dettaglio avresti dovuto capire che potevamo chiacchierare per due ore e mezza senza che il dialogo potesse avere una qualsiasi conclusione positiva per te.

tuberi:
signorina non particolamente procace che hai avuto la sfortuna di trovarti allettata a poca distanza da me, era trascorsa poco più di un’ora dal tuo allettamento al sole quando, con una voce abbastanza stentorea e con un tono abbastanza scemotto ti sei rivolta al tuo -credo- fidanzato esclamando “aaaah mammamia mi scotto tutta la patataaaa!”; io non ti conosco, ma sappi che io ho pregato gli dei del cielo di far sì che trattenessi le mie emozioni e mantenessi un atteggiamento assolutamente neutro. Ciò non è stato, e purtroppo mi è sfuggito un borbottio singhiozzato, come quando uno trattiene uno starnuto; la cosa non è passata inascoltata, e purtroppo da lì in avanti nulla è più stato come prima.

sedicenne con la maglietta dei nirvana:
sedicenne con la maglietta dei nirvana che quando kurt si freddava forse i tuoi genitori neppure s’erano ancora conosciuti, indossi la maglietta con orgoglio e io non osto; tuttavia la sincerità della tua adesione alla scena di seattle ancora mi perplime.

ragazze interrotte:
creatura materna sui 23 anni con la faccia un po’ vissuta che eri a fianco a me al semaforo prima, ti ho vista sfilare via con la tua punto gt vecchio modello in assetto leggermente tuning, con tanto di scritta posticcia turbo; avevi a bordo tre bambini di età presunta tra i 0,5 ed i tre anni e sul tuo lunotto campeggiava una scritta NOMADI alta due spanne. non so di che peccati ti fossi macchiata nella vita precedente, ma sappi che in questa te li stanno facendo veramente scontare con crudeltà.

motivare le ragazze stregne:
i miei successi come motivatore del genere femminile sono molto deludenti; tuttavia io non dispero un giorno, chissà.
apri la finestra, fai entrare un refolo di vento tiepido di fine settembre ascolta un po’ il silenzio; esclama una cosa molto soave tipo AH L’AMOUR; chiudi la finestra, consuma una piccola dose di alcolico no allora metti un pajo di fiori di campo nel tuo diario segreto ed approfittane per scriverci qualcosa di veramente segreto no allora vai a comprare una tavanata di scarpe no allora fatti dare una ricetta da un’amica, e sforna una torta alla ricotta no allora và in una stanza buia, datti il piacere facendo finta di essere un’adolescente che scopa di nascosto dai genitori no allora prendi l’auto, guida finchè ne hai voglia, fermati dove ti pare e rivolgi la parola ad uno sconosciuto per il brivido di vedere se poi è uno interessante no vai da un pusher, comprati una dose di narcotico, di sintesi o no no noleggia un abito da sposa, vai in giro fingendoti una sposa che è scappata dall’altare no telefona a uno/a che non senti da tempo e ponigli una domanda pesante, tipo “ma davvero tu puoi definirti felice?” e se dice di no, prova l’ebbrezza della schadenfreude no licenziati da dove sei, parti per l’europa, vivi qualche mese di espedienti no vai da qualcuno e provocagli del dolore, dicendo che hai bisogno di farlo per compensare quello che stai provando tu no vai a lavorare presso gli umili, per scoprire quanto sei fortunata no iscriviti ad un corso di cucina, poi tanto mangerai sempre dei teneroni di casa modena ma saprai parlare propriamente degli archetti di un vino rosso no fai qualcosa di sbagliato consapevolmente no datti ad una religione, possibilmente sgaffa, tipo lo scintoismo no e allora cazzi tuoi.

infuso in bustina:
Infuso in bustina per la preparazione di bevande calde aromatizzate, t’ho acquistato guardandoti con l’occhio storto di chi non s’aspetta nulla da una broda d’acqua calda; invece mani sapienti t’hanno creato miscelando cannella, radici di cicoria, liquirizia, zenzero, cardamomo, pepe nero, chiodi di garofano, scorza d’arancia e vaniglia. Mentre attendevo quei tre o quattro minuti che l’infusione avesse il suo naturale decorso, sprigionavi nell’aere aromi di un medioriente da cartolina che neanche un intiero cd di Battiato avrebbe saputo emanare. Al palato trasmettevi un certo non so che di natalizio, rammentandomi che c’è del buono anche nella stagione fredda, quando i nostri corpi si stringono vicini per scacciare gli inverni. Questo per dire che, buondio, t’ho apprezzato.

tizia sui 45:
tizia sui 45 che prima eri davanti a me al bancomat, ignara della mia presenza: mentre prelevavi una centoeuri hai scatarrato durissimo, emettendo una sorta di modulazione baritonale ed insistendo a lungo sulla raspatura, che spero abbia sgomberato ogni tuo bronco dal demone che evidentemente v’albergava. alla mia vista hai deglutito come se niente fosse, anche se era chiaro dall’espressione del tuo volto che non avresti voluto che finisse così. io ti capisco, per carità, ma permettimi di non condividere la tua condotta.

tizia sui 30:
tizia sui 30, facilmente classificabile come thick, t’ho vista nel parcheggio che appena finita la spesa avevi tirato giù i finestrini, acceso la radio e t’eri messa a pescare con le mani da un sacchetto di dixi, bevendo al contempo una birra no-name, alle undici e tre quarti d’un sabato anonimo di novembre. siamo d’accordo entrambi che nutrizionalmente parlando stavi commettendo un gesto abominevole e che quello non è il modo corretto di pranzare; però io non ti giudico, non ti categorizzo, e men che meno ti disprezzo, perchè non so che cazzi avevi per la testa in quel momento, però so che quando ti prende male a volte la crapula aiuta.

mamma giovane e dinamica:
mamma giovane e dinamica che te ne stavi ferma piantata davanti allo scaffale delle conserve giocando a dio sa quale gioco sul tuo iphone con custodia di hello kitty, impedendomi di prendere ‘sto cazzo di barattolo di polpa di pomodoro, e soprattutto ignorando i -peraltro pacatissimi- richiami di tuo figlio seienne che s’era rotto i coglioni di stare fermo in una corsia di supermercato con un ‘sta un po’ buono che mamma deve finire una cosa importante‘. t’ho disprezzata in modo viscerale, possa iddio onnipotente far scendere su di te una maledizione che da qui in avanti ti costringa a poter usare solo dei telefoni unificati bigrigio sip del ’74 a disco, vaffanculo te e le priorità di voialtri che fate figli e poi li sottomettete ad un’app.
stronza.

hamburger scottona:
hamburger bovino adulto scottona, t’ho comprato pagando anche un prezzo premium perchè con il tuo vassoio nero diffondevi un’aria di autentica prelibatezza. ora, stronza carne del cacchio, hai perso acqua che neanche il rio delle amazzoni ed al palato eri cartonata come le tue sorelle non sceltissime; così mi hai deluso, rovinandomi la serata.

tizio del mangime:
tizio al supermercato col carrello stracolmo di sacchettoni di mangime per cani, hai apostrofato una signora extracee, probabilmente badante, recante seco un litro di latte uht, pane decongelato e quattro scatolette di tonno economico, con un “signora qui deve imparare a fare la fila” peraltro intromettendoti in modo poco garbato laddove la tizia non aveva poi tanti margini di manovra; ebbene, io non oso giudicare il tuo comportamento, ma sappi che se un giorno la miseria economica dovesse obbligarti a cibarti di quello stesso Purina Pro Plan™ che tanto gagliardamente acquistavi oggi, da me avrai tutt’al più sguardi sardonici e beffardi.

Elisa che scrivi su D di Repubblica:
Elisa che scrivi su D di Repubblica un menu di capodanno che inizia con ‘carpaccio di capesante con caviale Calvisius e barbabietola cruda’, sappi che io non discuto le tue scelte perché anche il palato vuole la sua parte; devi però essere anche edotta del fatto che se un giorno dovessi trovarti in una situazione di indigenza tale da dover accettare i peggio cibi scartati dalla grande distribuzione, potrei anche venirti a trovare, pormi a 10 centimetri dal tuo naso e farti tante di quelle pernacchie con la lingua da renderti madida.

l’autoproclamata postfoodista:
l’autoproclamata postfoodista maria laura rodotà (postfoodista penso significhi che è riuscita a trascendere il concetto di cibo, comprendendone tutti i limiti, e che è approdata ad un livello superiore fatto di glucosio e proteine per via parenterale) non manca di ricordarci che i cenoni di san silvestro sono quasi sempre poco allettanti sia dal punto di vista enogastronomico che dal punto di vista delle relazioni umane; come unici consigli per superare il momento indica “arrivare tardi alle feste ed andarsene presto” e “sbronzarsi”. maria laura io capisco che quando t’hanno chiesto di scrivere un articolo su san silvestro anche tu che sei un’esperta di mondanità hai iniziato a guardare la pagina vuota di word con lo stesso sguardo radioso con cui jack torrance guardava le pagine in cui scriveva all work and no play makes jack a dull boy, però buondio per scrivere cose del genere guadagni in un mese quello che io guadagno in un anno e francamente “se t’annoi ubriacati” era un consiglio che avevo già fatto mio vent’anni fa, indi per cui non so se mai avrò modo di incontrarti, ma nel caso apprezzerei molto se accettassi di farti fare una doccia con una diecina di lattine di birra dell’euro che ride mentre nell’aria faccio risuonare le note di maniac di michael sembello.

mamma verso i quaranta:
mamma verso i quaranta che strattonavi senza grande violenza, ma percettibilmente, il tuo figliolo sui sette-otto anni lungo un corridoio largo quindici metri, all’interno del più grande shopping mall della provincia di Ravenna; alla domanda del tuo figliolo “Ma mamma, perchè veniamo sempre qui se poi non compriamo mai niente?” t’ho sentita rispondere “Ma amore, ma che domande fai?” senza che comunque venisse meno lo strattonamento in avanti, e così t’ho vista sparire tra le genti. Io non entro nelle tue dinamiche madre-figlio perchè non sia mai che mi intrometta; tuttavia mi sento di confermarti che la domanda del piccolo era maledettamente fondata e ben posta, articolata in modo chiaro e necessitava una risposta più completa e ragionata; per questo e per altri motivi permettimi di bollarti come una cazzara.