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	<title>Commenti a: Ignobile Uacci Uari Band &#8211; Qnastr (1985)</title>
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	<description>radionk: your ears&#039; best friend, il più vecchio podcast d&#039;Italia dalla romagna</description>
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		<title>Di: Lepronte</title>
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		<dc:creator>Lepronte</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 15:08:38 +0000</pubDate>
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		<description>Il Filosofo sugli scudi! Un mito, un mito!</description>
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		<title>Di: Filosofo</title>
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		<dc:creator>Filosofo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:21:39 +0000</pubDate>
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		<description>Quella della generazione di Lep non so, in effetti, quanto potranno apprezzare, ma aspetta che la senta il Presidente e perderà la zucca un&#039;altra volta. Definitivamente.

Ad ogni modo io la UUB la ricordo anche dal vivo, per ragioni che non approfondirò, e ricordo abbastanza distintamente l&#039;atmosfera e addirittura le prove (forse erano sedute di registrazione, ma non avevo ancora 8 anni). Ad ogni modo va riconosciuta un&#039;autorialità a questa proposta, ben poco incline al demenziale per come lo avremmo scoperto poi e per come esisteva già (dagli Squallor afgli Skiantos, e anche il Quartetto Cetra tutto sommato c&#039;entra il giusto). Gli autori all&#039;epoca erano pressochè quarantenni (sì, più vecchi di Claudio Molinari) e flirtavano timidamente con le sonorità dell&#039;epoca (molto timidamente, c&#039;è qualcosa ma fatico a pensare a qualcosa di quegli anni più lontana dalla new wave) imbracciando di fatto uno stile più anni 50-60&#039;, bonariamente cesellato con liriche &quot;arboriane&quot; e riferimenti in punta di penna a tematiche anche da luci rosse.
Di fatto in loro si riscontra facilmente l&#039;ossessione per tre leit motiv. In primis quello del &quot;suonare&quot;, che è di fatto il più banale e parrocchiale, nonchè leggermente ridondante (decisamente superata l&#039;ostilità alla figura del dj nel brano d&#039;apertura).
Più interessante e localizzabile, ma pure elevabile a metafora di una certa condizione umana allineata allo zeitgeist dell&#039;epoca, il continuo riferimento al caldo e al &quot;sudore&quot;. Personale anche l&#039;appropriazione del più classico tema femminile-cortese, la &quot;donna&quot; come piatta chimera svuotata di qualsivoglia idealismo, ma non di meno fine ultimo di gran parte delle nostre azioni. Il motivo non si sa, quel che si sa è che &quot;son tempi strani&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quella della generazione di Lep non so, in effetti, quanto potranno apprezzare, ma aspetta che la senta il Presidente e perderà la zucca un&#8217;altra volta. Definitivamente.</p>
<p>Ad ogni modo io la UUB la ricordo anche dal vivo, per ragioni che non approfondirò, e ricordo abbastanza distintamente l&#8217;atmosfera e addirittura le prove (forse erano sedute di registrazione, ma non avevo ancora 8 anni). Ad ogni modo va riconosciuta un&#8217;autorialità a questa proposta, ben poco incline al demenziale per come lo avremmo scoperto poi e per come esisteva già (dagli Squallor afgli Skiantos, e anche il Quartetto Cetra tutto sommato c&#8217;entra il giusto). Gli autori all&#8217;epoca erano pressochè quarantenni (sì, più vecchi di Claudio Molinari) e flirtavano timidamente con le sonorità dell&#8217;epoca (molto timidamente, c&#8217;è qualcosa ma fatico a pensare a qualcosa di quegli anni più lontana dalla new wave) imbracciando di fatto uno stile più anni 50-60&#8242;, bonariamente cesellato con liriche &#8220;arboriane&#8221; e riferimenti in punta di penna a tematiche anche da luci rosse.<br />
Di fatto in loro si riscontra facilmente l&#8217;ossessione per tre leit motiv. In primis quello del &#8220;suonare&#8221;, che è di fatto il più banale e parrocchiale, nonchè leggermente ridondante (decisamente superata l&#8217;ostilità alla figura del dj nel brano d&#8217;apertura).<br />
Più interessante e localizzabile, ma pure elevabile a metafora di una certa condizione umana allineata allo zeitgeist dell&#8217;epoca, il continuo riferimento al caldo e al &#8220;sudore&#8221;. Personale anche l&#8217;appropriazione del più classico tema femminile-cortese, la &#8220;donna&#8221; come piatta chimera svuotata di qualsivoglia idealismo, ma non di meno fine ultimo di gran parte delle nostre azioni. Il motivo non si sa, quel che si sa è che &#8220;son tempi strani&#8221;.</p>
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		<title>Di: Lepronte</title>
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		<dc:creator>Lepronte</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 02:22:30 +0000</pubDate>
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		<description>Non so, ad un primo ascolto &quot;Il Batuffolo&quot; non mi ha emozionato, pero&#039; si sa che queste chicche nkappiane vanno ascoltate una dozzina di volte a tutti i livelli di lettura e di volume, per una migliore fruizione. Parto con il secondo ascolto...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so, ad un primo ascolto &#8220;Il Batuffolo&#8221; non mi ha emozionato, pero&#8217; si sa che queste chicche nkappiane vanno ascoltate una dozzina di volte a tutti i livelli di lettura e di volume, per una migliore fruizione. Parto con il secondo ascolto&#8230;</p>
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